Pillole di Salvezza 0969: Karl Marx

Continua la rubrica dedicata ad Antonio De Salvo: proponiamo ai lettori un articolo estratto dal suo blog Esperanto-vivo (ospitato nella Bitoteko) che l’Instancabile sta costruendo pazientemente giorno per giorno.

In questo numero:

Karl Marx

Il 5 maggio 2018 è il duecentesimo anniversario della nascita del filosofo, economista, storico e sociologo tedesco Karl Heinrich Marx, conosciuto come Karl Marx (1818-1883), in italiano Carlo Marx

it.wikipedia.org/wiki/Karl_Marx

eo.wikipedia.org/wiki/Karl_Marx

Di lui ho già parlato il 21 febbraio 2018, in occasione dell’anniversario della pubblicazione del Manifest der Kommunistischen Partei” (Manifesto del Partito Comunista)

www.bitoteko.it/esperanto-vivo/eo/2018/02/21/manifesto-comunista/

Del resto, su Marx è stato già scritto tutto e il contrario di tutto, per cui mi ritengo esentato dall’aggiungere cose che non sarebbero originali.

Mi limito, quindi, a presentare due curiosità:

1- nell’era comunista, i Paesi del bocco socialista facevano a gara nell’emettere francobolli con i ritratti di Marx e Lenin, che erano un efficace strumento di “educazione” del popolo ed un veicolo di propaganda.

Ma c’era anche chi utilizzava quei francobolli per tutt’altro scopo.

La corrispondenza diretta dall’URSS in Italia e in altri Paesi occidentali era soggetta a verifica, soprattutto quando il destinatario era una istituzione religiosa. Ecco allora che la busta di una lettera dall’Ucraina del 1990, indirizzata all’IKUE (Internacia katolika Unuiĝo Esperantista – Unione Internazionale Cattolica Esperantista) fu intenzionalmente tappezzata (davanti e dietro) con ben 10 francobolli con le effigi di Karl Marx e Vladimir Lenin. La censura lasciò passare la lettera senza problemi, supponendo che il mittente fosse un affidabile comunista;

2- Nel 1952, la città di Chemnitz (nella ex Repubblica Democratica Tedesca – DDRprese il nome Karl-Marx-Stadt (Città Carlo Marx); e non ci si fermò al nome, perché il Governo dell’epoca voleva costruire una città modello, simbolo della nuova realtà socialista. Pertanto, anche il poco che si era salvato dai bombardamenti anglo-americani della seconda guerra mondiale fu raso al suolo, costruendo al suo posto caseggiati popolari in stile “Plattenbau” (piastre di calcestruzzo); e fu ripianificata la rete stradale, creando tra l’altro una imponente Karl-Marx-Allee (Viale Carlo Marx).

Ma poi cadde il muro di Berlino, ci fu la riunificazione tedesca (Wiedervereinigung), e in un referendum del 23 aprile 1990 il 76% dei cittadini decise di tornare al vecchio nome Chemnitz. Anche la Karl-Marx-Allee cambiò nome, divenendo Brückenstraße (via dei ponti).

Il colossale monumento a Marx, opera dello scultore russo Lew Kerbel, però è rimasto al suo posto su quella via: non so se per rispetto della storia, oppure per la difficoltà di rimuoverlo.

Allego:

– la busta della lettera del 1990 (facciate anteriore e posteriore);

– l’immagine del monumento a Marx.

  

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